Perché la poesia russa è poco conosciuta?
I nomi di Dostoevskij e Tolstoj, e più in generale il romanzo realista russo dell’Ottocento, hanno avuto sempre grande notorietà nel mondo. Assai meno conosciuta è la poesia russa che, pure, ricopre un posto fondamentale per la cultura russa e ha avuto una grande influenza sui ben più noti prosatori. Basti pensare al nome di A.S. Pushkin, che considero il più grande autore della letteratura russa. Come me la pensa la maggioranza dei russi, quanto meno quelli ancora avvezzi alla cultura tradizionale del loro paese.
E’ mia profonda convinzione che il motivo principale di questa «dimenticanza» da parte del lettore occidentale, e in particolare italiano, stia nelle traduzioni. Senza nulla togliere ai colleghi del passato e del presente che si sono cimentati nel difficile compito di rendere in italiano la poesia russa (tra i tanti voglio menzionare solo i nomi di E. Lo Gatto e A.M. Ripellino), credo che tutti i traduttori italiani partano da un presupposto, che ritengo profondamente sbagliato: non è possibile tradurre la poesia russa mantenendo la forma dell’originale. Parlo non solo della rima, ma anche della metrica. Come se bastasse mantenere l’elemento semantico, del significato, per rendere la ricchezza dell’esperienza poetica. Sebbene la stragrande maggioranza degli studiosi di poesia russa non sottoscriverebbe mai quest’ultima affermazione, nella pratica non mi risulta che nessuno abbia mai fatto in italiano traduzioni di poesia russa davvero equimetriche, cioè che utilizzano esattamente la stessa forma metrica dell’originale. Sarò lieto di ricredermi se i lettori hanno informazioni diverse.
Approfondirò sicuramente questo argomento in uno e più post di questo blog. Ma la dimostrazione migliore non può che essere pratica. Pubblicherò a breve «Svetlana», forse l’opera principale di V.A. Zhukovskij, tra i maestri poetici di Pushkin, in "traduzione equimetrica".

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