"Svetlana" di Zhukovskij (seconda parte)
Vasilij Andreevich Zhukovskij
"Svetlana" (1812) - Seconda parte
Retta ai gomiti, a stento,
L’alito trattiene…
Ecco… or Svetlana sente,
Batter le catene;
Timida allo specchio guarda:
Dietro a lei, da un lato,
Di qualcuno par che arda
L’occhio illuminato…
Le si mozza il fiato in gola…
Al suo orecchio lieve vola
Un sussurro lento:
“Son con te, bellezza mia;
L’ira il ciel ha messo via;
Ode il tuo lamento!”
Guarda… e l’amato a lei
Stende le sue mani.
“Gioia, luce agli occhi miei,
Mai starem lontani.
Dai! Il prete e gli aiutanti
Sono già in attesa,
Delle nozze il coro canta;
Luccica la chiesa”.
Le fa un cenno lei gentile;
Ampio passano il cortile
Per le antiche porte;
Una slitta all’uscio aspetta;
Mordono le briglie in fretta
I cavalli forti.
Salgon… corrono i destrieri;
Sbuffano dal naso,
Sollevando una bufera,
Che la slitta ha invaso.
Via! La steppa intorno, vacua,
Vede a sé Svetlana:
Su la luna brilla opaca,
Giù l’oscura piana.
Trema l’animo profeta;
La fanciulla, allor, discreta:
“Stai sì silenzioso...”
Lui non dà risposta alcuna:
Guarda i raggi della luna,
Pallido e angoscioso.
Passano i cavalli i fossi;
Pestano la neve…
Ecco il tempio, là su un dosso,
Solo s’intravede;
Apre un turbine le porte
Su una folla densa;
La lumiera brilla forte,
Scema nell’incenso;
Sta una nera tomba avanti
Ed il pope esegue i canti:
“Dona a lui riposo!”
Trema lei ancor di più;
Coi cavalli tace lui,
Pallido e angoscioso.
Giunge a un tratto una bufera,
Con la neve fitta;
Sbatte le ali un corvo nero,
Vola sulla slitta;
Gracchia il corvo: a voi sciagura!
Scrutano, incalzando,
I cavalli il vuoto oscuro,
Le criniere alzando;
Brilla in campo una lucina;
S’erge quieta una casina,
Isba innevata.
Vanno incontro a lei i destrieri,
Solcan neve, lesti e fieri
Corrono appaiati.
Ecco arrivano… è un momento,
Tutto è ombra fitta;
Come andassero nel niente
Sposo, bestie e slitta.
Lei, scordata dal suo amore,
Sola e al buio resta
In orribili dimore;
Fuori la tempesta.
Nessun modo per tornare…
C’è una luce al casolare:
A Gesù s’affida;
Alla porta bussa orando...
Pian la porta, scricchiolando,
Si spalanca… stride.
Che?... Una bara in casa; un panno
Candido la vela;
Come icona ai piedi stanno
Dio e una candela.
Che, Svetlana, stai facendo?
Da chi sei venuta?
D’esta casa è assai tremendo
L’inquilino muto.
Trema entrando e cade giù
Sull’icona di Gesù,
Prega in preda al pianto;
Timorosa in un cantuccio,
Con la croce sua s’accuccia
Sotto, con i santi.
Tace tutto, e la bufera…
Trema il cero esangue;
Luce emana or, leggera,
Ora ancora langue…
Tutto è sonno qui opprimente,
Mortal quiete, greve…
Shh.. Svetlana, ora senti:
Un sussurro lieve…
Ecco vede: al suo angoletto
Giunge bianco un colombetto
Con occhi sereni;
L’aria muove, silenzioso,
Piano in grembo suo si posa,
L’ala abbraccia i seni.
Tutto tace ora di nuovo…
Ma Svetlana ha scorto
Che il lenzuolo bianco muove
Giù, le pare, il morto…
Salta il manto; sta scoperto
Quel suo viso mesto;
Gli occhi il morto non ha aperti,
La corona in testa.
Ecco… sulla bocca un gemito;
E le mani sue ormai gelide
Tenta d’allargare…
Si avvicina a lei, sgomenta,
La sua fine… ma sta attento
Il colombo caro.
Agilmente lui si è scosso,
L’ali sue ha spiegato;
Sopra al morto balza addosso…
Del vigor privato,
Quello geme, sbatte i denti,
Freme spaventoso,
Lancia sguardi a lei lucenti
L’occhio minaccioso…
Torna pallida la bocca;
Rovesciati mostran gli occhi
La morte funesta…
Guarda là… oh Signore!
Morto è il dolce suo amore!
Ah!... e poi si desta.
Allo specchio ora rimane
Nella sua dimora;
Tra le esili persiane
Brilla in ciel l’aurora;
Fuori il gallo fa rumore,
Canta e il giorno allieta;
Tutto splende… Lei nel cuore
Per il sogno è inquieta.
«Incubo d’orrore e morte!
Profezia d’amara sorte,
Certo non di bene;
Pel mio cuor mistero oscuro,
Che prometti sul futuro,
Gioie oppure pene?”
Sente al petto mal Svetlana
Al balcone siede;
Dal balcon la via lontana
Tra la nebbia vede;
Sotto al sol la neve brilla,
Col vapor sottile…
Senti!... Il vuoto riempie, squilla
Forte il campanile.
Fuori polvere di neve;
D’una slitta vola lieve
Il destrier focoso;
Son vicini, già alle porte;
Va all’ingresso un uomo forte.
Chi è? Di lei lo sposo.
Che è, Svetlana, il sogno tuo?
Porta sofferenza?
Qui è il tuo amore; è sempre lui,
Pieno d’esperienza;
Stesso amore nei suoi occhi,
Stessi sguardi cari;
Stessa grazia sulla bocca,
Languido il parlare.
Schiudi, o chiesa, i tuoi battenti;
Dirigete, o giuramenti,
Verso il ciel le ali;
Vecchi e anziani radunate;
“Lunga vita” insiem cantate,
Brindino i boccali!
Tu sorridi, bella mia,
Sulla mia ballata;
C’è in lei molta magia,
Poco di sensato.
D’un tuo sguardo mi accontento,
Non a fama ambivo;
Dicono che fama è vento,
Mondo è sir cattivo.
Questo insegna la ballata:
“La miglior nostra alleata
È la provvidenza.
Il creator del bene insegna:
Guai a chi soltanto sogna,
Gioia a chi si desta.
Oh! Questi incubi abbandona
Tu, o mia Svetlana…
Dàlle, Dio, protezione!
Da ogni pena sana,
Neanche un attimo la sfiori
Di tristezza traccia;
Come il giorno chiaro ha il cuore;
Ah! lontano scaccia
La sgraziata man dolente;
Come ameno del torrente
Nel prato il bagliore,
Torni luce ed allegria
Nella vita sua e dia
Speme alle sue ore.

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