La "Lenore" (Ol'ga) di Katenin (frammenti)

 


    Come preannunciato nel precedente post su questo blog, riporto alcune brani della mia traduzione della ballata "Ol'ga" di P.A. Katenin, traduzione di "Lenore" del poeta tedesco Burger. Katenin scrisse questa sua versione nel 1816, in polemica con quella di Zhukovskij ("Svetlana"), sostituendo il carattere sentimentale di quest'ultima con uno stile più ruvido e realistico. Pare che il giovane Pushkin fosse andato a casa di Katenin come un allievo va dal suo mentore, come se volesse anche lui liberarsi dello stile sentimentale ereditato da Zhukovskij. 

    Offro qui in traduzione, come al solito il più possibile equimetrica, i primi versi del componimento, la parte centrale e l'ultima strofa; invece che alla versione del poema del 1831, che si incontra nella maggior parte delle edizioni, mi riferisco a quella del 1816, cioé quella che per la sua novità stilistica aveva impressionato Pushkin e i suoi contemporanei (in nota indico le parti in cui si distingue la versione successiva). 


P.A. Katenin, "Ol'ga" (1816 - 1831)


Fa Ol’ga un sogno lacrimevole,

Si alza all’alba presto un dì:

“Mi hai tradito, o mio amorevole?

Se sei morto, muoio anch’io!”*

[...]

Obbedendo al fiero motto

Tace tutto, via la bara,

Tutti corrono d’un botto

Dietro a loro come a gara.

Corre lui con la sua bella,

Come freccia, fionda, uccello;

Trema giù la terra e schioccano

De’ cavalli i presti zoccoli. 


Da ogni lato, avanti, a terga,

Campi, monti, colli e valli, 

Vola via anche la terra

Sotto ai celeri cavalli. 

“Dalla luna il tempo è corto;

Vado svelto come un morto. 

Puoi coi morti riposare?”

“Basta i morti nominare”. 


Pende un teschio; ed abbaglia 

Della luna, appena, il velo.

Infernale una marmaglia

Balla e ride su nel cielo. 

“Ej, marmaglia! Dove siete?

Su, ballate tutti insieme,

Ché mia moglie vuol sentire

Se con me lei va a dormire”.

[...]

Come un requiem van danzando

Alla luna spirti grevi,

Ed un canto a lei intonando 

Su dall’alto di quei cieli:

“Contro Dio non s’ha da andare;

Se pur soffri o se fa male.

Sei nel corpo castigata;

Dio perdoni i tuoi peccati!” 


NOTE (versione del 1831)

* Fa Ol’ga un sogno lacrimevole,

Fantasie vaghe e cattive:

“Mi hai tradito, o mio amorevole?

O non sei più tu tra i vivi?”

** Pende un teschio; ed il barbaglio 

Della luna trema in su.

Balla in volo una marmaglia,

Si raccoglie intorno a lui. 

“Ej, marmaglia! Dove siete?

Su, venite tutti insieme,

Per mia moglie, orsù, ballate

E il mio sonno rallegrate”.

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