La letteratura della Rus' di Kiev
La decisione di Vladimir, principe di Kiev, di adottare il cristianesimo era dettata molto più da considerazioni politico-economiche che non religiose: il battesimo apriva all'emergente regno della Rus' le porte dei ricchi commerci con gli stati europei. Le implicazioni culturali di questa decisione, a partire dall'introduzione della scrittura, dovevano essere assai poco chiare al principe, anche perché, evidentemente, era analfabeta come il resto del suo popolo.
Furono i monaci bizantini ad assumersi il compito di educare la Rus' alla nuova religione, per cui era indispensabile che i novizi cristiani avessero accesso alle Sacre Scritture. Il compito degli evangelizzatori era assai facilitato dall'opera dei due fratelli Cirillo e Metodio, monaci bizantini, che già da un secolo avevano creato un alfabeto per gli slavi di Moravia, Bulgaria e Serbia e tradotto nella loro lingua le parti più importanti della liturgia cristiana e della Bibbia. La versione nord-orientale dello slavo si differenziava infatti di poco da quella degli altri popoli slavi. Il primo manoscritto che attesta la nascita di una "letteratura russa" è il cosiddetto Vangelo di Ostromir, che era sostanzialmente una copia di una traduzione slava meridionale con delle modifiche formali che seguivano le specificità di pronuncia degli abitanti della Rus'. Siamo nel 1057, due generazioni dopo l'anno del Battesimo di Vladimir.
Questo ritardo non deve sorprendere, se si considera la lentezza con cui si dovette affermare una cultura letteraria in un paese dove la lingua era stata sempre percepita come orale e non scritta. L'alfabeto rimase a lungo appannaggio dei monaci, che inizialmente venivano tutti da Bisanzio, ed era usato quasi esclusivamente per intenti religiosi. È attestato, per la verità, un uso "laico" dell'alfabeto dal secondo terzo del XI secolo, le cosiddette iscrizioni novgorodiane su corteccia di betulla, non a caso rinvenute nei territori più vicini all'Europa. Ma si tratta per lo più di corrispondenza commerciale, legata cioè a contingenze pratiche e quindi di carattere effimero.
Per gli abitanti della Rus' la scrittura era dunque intimamente collegata alla sfera religiosa. La "letteratura russa" è nata come traduzione della liturgia, dei testi biblici e dei Padri della Chiesa e si è sviluppata inizialmente nel solco dei generi tipici del Cristianesimo: sermoni, vite dei santi, pellegrinaggi, testamenti spirituali; l'elemento religioso prevaleva anche nelle cronache, il genere più importante della letteratura russa antica, che cominciavano sempre dalla creazione del mondo da parte di Dio.
Durante il medioevo russo, ancor più che in Italia e in Europa occidentale, la letteratura, intesa come scrittura, si presentava quasi esclusivamente nelle forme religiose del cristianesimo, in cui si fondevano sincreticamente le altre funzioni socio-politiche.
Bisognerà aspettare vari secoli perchè si formi una letteratura come modalità di scrittura con finalità e caratteristiche proprie.

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