Poesia orale e poesia scritta
Nell’ultimo post di questo blog ho proposto la definizione di verso del filologo russo Maksim Shapir, sottolineando l’aspetto che ritengo più importante: la poesia, grazie al verso, crea una nuova dimensione che unisce tutti i poeti del passato, del presente e del futuro. Proviamo ora ad applicare questa idea di verso a un’altra questione che da sempre appassiona gli amanti della poesia: il rapporto tra poesia orale e poesia scritta. A questa si lega un’altra questione limitrofa, quella del rapporto tra poesia e musica.
È noto che la poesia più arcaica, sia quella dei più lontani tempi antichi che quella orale-popolare, è stata tradizionalmente accompagnata dalla musica. Anche la poesia colta degli ultimi secoli si è richiamata spesso e volentieri alla musica, basti pensare al romanticismo e al simbolismo.
Da musicista amatoriale e studioso di popular music sono sempre stato affascinato da questo problema: se il segno distintivo della poesia è la suddivisione in versi, canzone e poesia non possono che essere considerati ambedue componimenti poetici. Ma cos’è che crea, nei due casi, quella nuova dimensione di cui parla Shapir? Nel caso della canzone il verso è scandito dalla musica e dal ritmo, cioè dall’elemento uditivo. Nel caso della poesia la suddivisione è prodotta invece da un elemento visivo: l’andare a capo.
Nella teoria sul multimediale che ho cominciato a sviluppare durante i miei corsi universitari ho individuato la differenza principale tra canzone e poesia proprio nella diversa sfera sensoriale su cui si basano queste due forme di produzione verbale. Da qui derivano delle differenze sostanziali che rendono il verso orale, cantato o recitato, costitutivamente diverso dal verso scritto, cioè la poesia in senso stretto.
Non c’è dubbio che, come una canzone può essere letta e stampata fuori dal contesto musicale per cui è stata creata, una poesia può essere ascoltata e anche trasposta in musica, soprattutto nel caso di versi in cui l’elemento fonetico e ritmico-melodico sono particolarmente importanti. La poesia mantiene il collegamento con il verso orale come una specie di proprio DNA. Così io spiego il concetto, elaborato da Shapir, di Ritmo (con la “R” maiuscola), di cui parlerò in un altro post. Così si spiega anche il ruolo fondamentale che secondo lo stesso Shapir ricopre nella poesia l’enjambement (parlerò anche di questo). Ma canzone e poesia, sebbene abbiano un’origine comune e continuino ad influenzarsi a vicenda, devono comunque essere interpretati come tipi diversi di arte verbale, con tante somiglianze, ma anche con regole e caratteristiche specifiche, derivate dalla loro diversa evoluzione storica. Ed è qui che le idee di Shapir si completano e integrano con quelle di Veselovskij.

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